Manifesto

Abbiamo deciso di renderci protagonisti, costruire una nostra storia e un nostro tempo.
Cerchiamo la strada per
l’autonomia, facciamo quello che riusciamo a fare, da soli e con gli altri. Pensiamo che ciò che possiamo ottenere con le nostre mani sia molto di più di quello che siamo abituati a credere.
Ci proponiamo di riflettere un po' più a fondo su ciò che facciamo e utilizziamo,
responsabili di noi stessi e del nostro rapporto con la realtà.
La consapevolezza è libertà.

Vogliamo contrastare l'abitudine a servirsi di ciò che ci circonda senza interrogarci su cause e conseguenze delle nostre azioni, necessariamente partecipi allo spreco delle risorse.
Crediamo che sia sempre possibile approcciarsi al mondo con più
dolcezza e lentezza, come l'incedere armonico di una bicicletta.
Viviamo l'alternarsi delle stagioni con tanto di piogge primaverili e nebbie padane.Amiamo la nostra città e, sfruttando l'alta efficienza energetica del nostro corpo, contribuiamo ad un’aria più pulita. Immaginiamo le strade non semplici luoghi di scorrimento di inquinanti automobili ma piuttosto connettori di socialità, popolate da persone, pedoni, velocipedi, carrozzine e carrozzelle.
E se qualcosa si rompe ingegniamoci per non allungare la già estesa lista di rifiuti che produciamo ogni giorno.

Creiamo spazi generativi dove raccogliere saperi vecchi e nuovi, senza arrenderci ad una complessità che non necessariamente è sinonimo di efficienza. Sappiamo che costruire o riparare richiede conoscenza ed esercizio, ma crediamo di avere il diritto a sperimentare, a metterci in gioco in questo mondo frammentato dall'iperspecializzazione.
Rifiutiamo l’esclusività e puntiamo alla condivisione di materiali e saperi, in uno scambio fuori-mercato, orizzontale e non mediato.

Ci piace lavorare insieme, scambiarci attrezzi ed idee senza il bisogno di sentirsi i migliori. La solitudine e la paura ci inducono a guardare gli altri inquadrandoli in categorie, riducendo i nostri modi d’essere a pregiudizi ed esclusioni. Per rompere questi muri non c’è niente di meglio che gestire collettivamente quello a cui teniamo: la collaborazione è faticosa, ma che soddisfazione!
Perciò coltiviamo ogni relazione come nutritiva.

Immergiamoci in un flusso di rapporti basati sul “creare” e non sul “consumare”: incontrarsi per dare nuova vita a un vecchio vestito può essere molto più divertente che andare a fare shopping!
Il mito di una vita dedicata all’accumulo infinito sgretola l’intensità dei legami umani ed implica inevitabilmente conflitti che arrivano alla guerra per l’accaparramento delle risorse.Preferiamo avere meno e sorridere di più.

Buon lavoro!